La Chiesa Cattolica Dopo Lutero

Con Lutero si parla di movimento di Riforma cattolica perché vi era una spinta interna al cambiamento, animata da minoranze ecclesiastiche.

Accanto a questo movimento ci fu anche la Controriforma, cioè una dura reazione alla Riforma protestante, che si servì sia degli strumenti della repressione (con l’Inquisizione) sia dell’azione propagandistica e missionaria per combattere gli «eretici» e riconquistare i fedeli perduti. Martin Lutero, infatti, affidandosi alle sacre scritture criticò l’esistenza stessa della chiesa e negò la validità di molti sacramenti che, con la Controriforma, furono riaffermati.

Sia in Europa cattolica che protestante si insisteva sempre sull’istruzione e sul controllo delle credenze e dei comportamenti individuali e collettivi. Un capillare apparato formato da vescovi, parroci, missionari, inquisitori, confessori e predicatori consentiva di controllare la popolazione e modificare i comportamenti secondo modelli comuni.

Ciò valse pure nelle regioni protestanti, dove furono screditate molte delle teorie scientifiche dell’epoca, perché definite contrastanti con ciò che era scritto nei testi sacri. I protestanti però si dimostrarono assai più tolleranti con la rivoluzione scientifica rispetto alla chiesa Cattolica che attraverso l’arma dell’abiura e della censura schiacciò ogni dissenso.



Venne modificato anche il rapporto dell’individuo con il potere dall’insistenza con cui la religione ufficiale predicò il dovere dell’obbedienza da parte dei sudditi. Questo processo, può essere definito come disciplinamento della società.  Con la diffusione della predicazione di Lutero, i fedeli si aspettavano la riforma tanto desiderata, ed il ritorno a una società in cui la vita religiosa fosse diretta da ecclesiastici.

La critica della corruzione morale e dell’arricchimento del clero fu uno tra gli argomenti più efficaci della polemica luterana. La richiesta che veniva da Lutero era quella di un libero concilio cristiano in terra tedesca per essere libero dalle pressioni del papa, rappresentativo di tutti i cristiani e non dei soli ecclesiastici.

Fra i credenti si diffuse un desiderio di austerità evangelica e di ritorno alle fonti originarie del cristianesimo: questo clima caratterizzato dall’esigenza di un ritorno al Vangelo (evangelismo) unificava tendenze che poi si sarebbero divise e infine affrontate duramente.

Il nuovo papa, Paolo III (1534-49), creò una situazione favorevole a quanti ritenevano ormai improrogabile l’opera di rigenerazione spirituale. Nominò infatti una commissione di cardinali per studiare un programma di riforma della Chiesa.

Il risultato del loro lavoro fu un progetto che proponeva drastici mutamenti sia nelle istituzioni ecclesiastiche sia nei costumi del clero: riforma della curia, fine del fiscalismo, rafforzamento dell’autorità vescovile e molto altro.



Nel 1542 venne creata un’istituzione di tutt’altro significato, il Sant’Uffizio, destinata a diventare Io strumento principale della Controriforma: si trattava di una congregazione cardinalizia, presieduta dal papa il cui compito consisteva nel difendere l’ortodossia cattolica dalla diffusione delle eresie.

La santa inquisizione era però già stata utilizzata per intimidire le parti più progressiste della Chiesa stessa, ma mai fu istituzionalizzata attraverso un organo indipendente che nel periodo post riforma di Trento(1545-1563) insanguinò l’Europa in nome di una battaglia contro gli eretici, le streghe e i gli ebrei.

Il principale sostenitore della necessità di una guerra spirituale contro il dissenso dottrinale e l’eresia fu il cardinale Gian Pietro Carafa (1476-1559), futuro papa Paolo IV.

Fra il 1530 e il 1540, infatti, in alcuni importanti centri urbani si affermò un forte movimento a favore della Riforma. A Modena, un gruppo di umanisti e letterati, detto Accademia, si scontrò con il vescovo e alla fine il marchese fu costretto a cedere alle pressioni del pontefice reprimendo il movimento.



A Lucca ebbe grande risonanza la predicazione del monaco agostiniano Pietro Martire Vermigli (1500-62): la Chiesa dovette esercitare dure pressioni per fermare i movimenti di riforma e Vermigli fu costretto all’esilio, divenendo poi uno dei più importanti teologi della Riforma.

Altro caso verificò con il cavaliere spagnolo Juan de Valdés (1490-1541): il suo movimento di protesta considerava le pratiche rituali, le differenze teologiche etc. del tutto secondarie rispetto all’esperienza diretta di Dio.

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