Riassunto Capitolo VIII de “I Promessi Sposi”

Nel capitolo 7 assistiamo alla fine all’arrivo di Renzo a casa di Agnese e la brigatache poco dopo si sposta verso l’abitazione di Don Abbondio. Giunti a destinazione Tonio bussa alla porta, risponde Perpetua e sentendo che il ragazzo vuole saldare il debito di venticinque lire col prete apre la porta. Nel frattempo Agnese si prepara a intervenire, avanzando nell’ombra dove sono nascosti Renzo e Lucia.

Cap.8

Il capitolo 8 si apre con Don Abbondio seduto sul suo seggiolone, impegnato nel leggere uno dei suoi soliti libri come ogni sera nella sua stanza che intoppa nel nome di un filosofo greco Carneade, vissuto nella grecia antica.

Nel frattempo su decisione di Don Abbondio Perpetua intanto accoglie Tonio,Gervasio e Agnese che la distrae portandola nell’anolo di una stanza e di spalle alla porta cosicchè non potesse vedere Renzo e Lucia passare. Al segnale, ovvero un colpo di tosse forte di Agnese, i due promessi sposi entrarono e si appostarono su una scala in attesa del momento propizio per presentarsi davanti al curato.

Tonio e Gervasio nel frattempo sono nella stanza di Don Abbondio il quale sta controllando i soldi e restituendo la collana impegnata da Tonio quando egli chiede la ricevuta ed il curato si mette a scrivere, proprio in quel momento Renzo e Lucia si fanno coraggio e si recano dietro Tonio e Gervasio e quando Don Abbondio fece per dare la ricevuta a Tonio ed alzare lo sguardo si trovò Renzo e Lucia.

Renzo recitò immediatamente la formula, mentre Lucia non fece in tempo perché il curato spaventato gli tirò il tappeto in faccia. Nel frattempo Don Abbondio fece cadere la candela che rompendosi fece calare il buio nella stanza; egli si ritirò in una stanzetta e dalla finestra iniziò ad invocare l’aiuto di Ambrogio, il capanaro del paese che svegliato dalle grida del curato da l’allarme a tutto il paese suonando le campane. Tonio al buio cerca la ricevuta mentre Renzo e Lucia fuggono dalla casa. Agnese e Perpetua scappano pure loro ma quest’ultima, scoperto l’inganno decide di tornare a casa di Don Abbondio sentendo le sue urla.

Intanto, il servo di Fra Cristoforo, Menico, incaricato di avvertire Lucia che i bravi stavando tramando il suo rapimento, arrivato a casa di Agnese trova i bravi e Griso, il loro capo, che inizialmente lo trattengono ma poi sentendo il suono delle campane e pensando di essere stati scoperti fuggono anche loro.

Qui si può notare che da una parte vi è il mancato tentativo del rapimento di Lucia e dall’altro il fallimento del tentativo di matrimonio a sorpresa progettato da Agnese. Don Abbondio temendo altre persecuzioni da parte dei bravi una volta che Renzo e Lucia fuggono richiama il paese alla calmae rimanda tutti a casa.

Renzo, Lucia ed Agnese (incontrano Menico che stava tornando via dalla casa della madre di Lucia, il quale consiglia di andare da Fra Cristoforo decidere cosa fare) successivamente si incontrano in una chiesina con Fra Cristoforo il quale consiglia loro di lasciare il paese in particolare Renzo di andare a Milano nel convento dei cappuccini e Agnese e Lucia nel convento di Monza. Prima di lasciarli andare però tutti si riuniscono in un momento di preghiera.

A questo punto essi attraversano il lago e con un monologo interiore Lucia dice addio alla sua città natale confidandosi di fatto a Dio. E’ proprio in questo punto dove Manzoni riesce a coniugare tutti i pensieri vaghi di Lucia in un discorso, in un monologo interiore ben realizzato e che fa capire come questo sia il primo momento religioso in tutto il romanzo.

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