Riassunto Capitolo XIV de “I Promessi Sposi”
Il Capitolo 14 si apre con la folla che comincia a diradarsi e Renzo che si aggrega ad un gruppo di persone prendendo parola ed esprimendo le sue idee contro i signori prepotenti, che fanno bricconerie e non vengono puniti, perché le “gride” ci sono, ma i furfanti grossi godono l’impunità. Finisce col proporre di andare col popolo il giorno seguente da Antonio Ferrer, per informarlo che le gride non vengono applicate altro che contro la povera gente. La proposta viene applaudita e si decide di ritrovarsi il giorno dopo in piazza del Duomo.
Renzo sente un gran bisogno di mangiare e di riposarsi, perché ormai era troppo tardi per recarsi al convento dei cappuccini e chiede chi può indicargli un’osteria; uno di quelli che lo avevano ascoltato, una spia della polizia (Ambrogio Fusella), si propone di accompagnarlo, con l’idea di condurlo verso la prigione, ma Renzo alla prima insegna si vuol fermare: entrando così all’Osteria della Luna Piena.
Qui Renzo rifiuta di dare le sue generalità all’oste, che aveva riconosciuto quello che lo accompagnava, e, bevendo un bicchiere dopo l’altro, diventa sempre più ciarliero. Il suo accompagnatore, fra molte chiacchiere, riesce finalmente a far dire a Renzo il suo nome e, ottenuto il suo scopo, se ne va.
Il giovane è ormai completamente ubriaco e continua a parlare a parlare diventando lo zimbello dell’osteria, Manzoni fa notare che almeno un po’ di buon senso gli era rimasto poiché non disse mai il nome delle persone alle quali alludeva, soprattutto quello di Lucia.