Riassunto Capitolo XX de “I Promessi Sposi”

Riassunto del capitolo XX

Il capitolo si apre con la descrizione del castello dell’Innominato che viene descritto come una tetra fortezza in cima ad un monte dal difficile l’accesso, dove dall’alto il padrone controlla ogni via.

Don Rodrigo accompagnato dal fedele Griso incontrano poi l’Innominato. Nel colloquio don Rodrigo esalta le difficoltà dell’impresa, quella del rapimento di Lucia ad esempio. L’Innominato accetta l’impresa, quasi stimolato da una voce che convince da un lato a respingere le solite forme di vita che caratterizzano l’esistenza, dall’altro ad accettare sfide che sembravano impossibili.

A dare esecuzione all’impresa è dato incarico al più abile dei suoi bravi, il Nibbio. A Monza il signore ha un punto di appoggio poichè da lui dipende quell’Egidio che era l’amante di Gertrude. Con sofferenza, Gertrude allora è costretta a dare il suo assenso e con un finto motivo spedisce fuori del convento Lucia.

Tre uomini sono accanto ad una carrozza: sono i bravi bell’Innominato. Lucia nonostante la sua resistenza è rapita e messa sulla carrozza. L’ordine era di portarla al castello, dove l’aspettava l’Innominato. Ad “accogliere” Lucia viene mandata una vecchia che abitava nel castello. A questa donna era stato dato l’incarico di rincuorare Lucia che durante il trasporto in carrozza aveva scoinvolto anche il Nibbio nel suo comportamento.

Dialogo fra Don Rodrigo e L’Innominato

Don Rodrigo, per portare a termine la decisione di vincere la scommessa con Attilio, di rivolgersi all’Innominato poiché era il personaggio più potente del luogo.

Per descrivere l’Innominato Manzoni fa riferimento agli autori, alle opere che hanno parlato di questo personaggio e sembra quasi che si voglia scusare con i lettori delle poche informazioni disponibili sulla sua identità. Le azioni compiute da questo personaggio non sono però del tutto malvagie: qualche volta avevano richiesto il suo aiuto anche persone povere e in questi casi il suo nome veniva acclamato.

Non avendo altra scelta, comunque, Don Rodrigo decide di rivolgersi all’Innominato e una mattina parte con i suoi bravi, facendo finta di andare a caccia, per raggiungere il castellaccio. Questo era situato su un’altura, in modo da dominare tutta la valle e si poteva raggiungere solo da un sentiero che era facilmente controllabile dalle feritoie del castello.

All’imboccatura del sentiero più ripido c’è una taverna dove si fermarono i bravi di Don Rodrigo. L’Osteria riportava due soli sull’insegna, ma era conosciuta da tutti come Malanotte.

Poco dopo con il Griso, Don Rodrigo inizia la salita, si unisce a loro un altro bravo dell’Innominato. Finalmente Don Rodrigo è ammesso alla presenza dell’Innominato. Manzoni lo descrive come “Grande, bruno, calvo”, con pochi capelli bianchi, il volto segnato dalle rughe ma con occhi vivaci che indicavano ancora forza d’animo e di corpo. Don Rodrigo rivolge la sua richiesta di aiuto e di consiglio e esagerando la difficoltà dell’impresa.

Questi decide subito di dare il proprio assenso quando sente nominare Fra Cristoforo. L’ostacolo presentato da Don Rodrigo come insormontabile, il monastero in cui Lucia si era rifugiata, all’Innominato sembra una sciocchezza, vista la sua conoscenza con Egidio.

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