Noi e il Diritto

Noi e il Diritto:

È un giorno come un altro. Immaginiamo come in un film la vita parallela di due quindicenni, Giulia e Marco, che abitano nello stesso palazzo, frequentano la stessa scuola, sono amici dalla nascita…

Ore 7.30: Giulia e Marco si sono appena alzati:

  • Giulia si alza gioiosa e saluta con un bacione la sua adorata mammina;
  • Marco si alza con un grugnito e risponde con una parolaccia alla mamma, che insiste perché faccia colazione.

Ore 8.00: Giulia e Marco stanno andando a scuola in motorino:

  • Giulia indossa il casco;
  • Marco invece lo tiene dentro il cruscotto, perché si sente più attraente senza.

Ore 13.10: Quando escono da scuola, piove a dirotto, Giulia e Marco decidono di lasciare le moto nel cortile della scuola, e prendono l’autobus; appena salgono, si siedono, mentre una signora incinta è rimasta in piedi:

  • Giulia le cede gentilmente il posto;
  • Marco si è girato verso il finestrino per non vederla (non solo Marco per la verità, ma anche molti adulti sono interessati al panorama…).

Ore 16.30: Giulia e Marco vanno al centro commerciale per comprare l’ultimo compact disc del loro cantante preferito, lo prendono dallo scaffale e:

  • Giulia lo paga regolarmente alla cassa;
  • Marco lo nasconde sotto il giubbotto e, di fatto, lo ruba. Ci fermiamo qui. È facile affermare che Giulia si comporta meglio di Marco. Questo fatto interessa il diritto? Solo in parte.




■ Noi e le regole

In ogni momento della giornata ci troviamo di fronte a regole, o norme, che guidano il nostro comportamento; le regole ci dicono quello che «si può fare», «si deve fare» o «non si deve fare»: senza regole, ognuno di noi potrebbe danneggiare gli altri e, nello stesso tempo, potrebbe subire soprusi e ingiustizie.

Per vivere bene insieme, in ogni società devono esistere delle regole che devono essere rispettate da tutti i cittadini (nessuno deve danneggiare gli altri, chi ruba o uccide, dove emise punito, non è possibile farsi giustizia da soli e così via). Riprendiamo le regole violate da Marco:

1) bisogna rispettare i genitori;

2) bisogna indossare il casco;

3) bisogna lasciare il posto in autobus a una donna incinta;

4) non si deve rubare.

È evidente che queste norme hanno una diversa importanza; e quindi saranno diverse le conseguenze che Marco rischia per averle violate: una sgridata da parte del padre per la parolaccia alla mamma (caso 1), una multa per non aver indossato il casco (caso 2), un rimprovero da un altro passeggero per non aver lasciato il posto alla signora incinta (caso 3), una condanna a un periodo di reclusione nel caso del furto (caso 4).

■ Norme sociali e norme giuridiche

Come si è visto, esistono norme di-verse che regolano i diversi comportamenti secondo la loro importanza; per questo motivo, distinguiamo fra norme sociali e norme giuridiche. Le norme sociali sono regole di buona educazione e principi, morali o religiosi, che ognuno è tenuto a rispettare solo sulla base della propria co-scienza («non si deve sputare», «bisogna rispettare le persone anziane»). Le norme giuridiche stabiliscono quali comportamenti sono proibiti («è vietato uccidere»), permessi («è possibile vendere o acquistare un appartamento») o imposti («è obbligatorio pagare la merce acquistata»). Norme sociali e norme giuridiche non devono essere confuse, anche se spesso hanno identico contenuto; per esempio, «non uccidere» è sia una norma sociale perché l’omicidio è proibito dalla morale e dalla religione, sia una norma giuridica perché l’articolo 575 del Codice penale (d’ora in poi art. 575 c.p.) stabilisce che «chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ai ventuno anni». È possibile trovare una norma giuridica che non sia anche norma sociale? No. Lo Stato trasforma in norme giuridiche le norme sociali più importanti, che sono considerati indispensabili per la vita della collettività. Il divieto di fumare rappresenta un esempio di come una norma sociale diventa norma giuridica. Fino al 1975 il non fumatore che entrava in un luogo aperto al pubblico (cinema, teatro, palasport) era costretto a subire il fumo passivo presente nel locale e, per evitarlo, poteva solo fare riferimento a norme sociali («potrebbe, cortesemente, smettere di fumare?»). Una legge del 1975 ha ritenuto che la nostra salute meritasse una tutela giuridica, e ha stabilito il divieto di fumare in molti locali pubblici, con relativa multa per i trasgressori. Nel 2005 la legge è stata inasprita, perché il divieto di fumare è stato esteso a tutti i locali.

■ La sanzione giuridica

Come possiamo capire se siamo di fronte a una norma giuridica o a una norma sociale?

La differenza sta nel fatto che chi viola una norma giuridica deve essere punito con una sanzione giuridica, mentre chi non rispetta una norma sociale, non incorre in alcuna sanzione giuridica,

Possiamo quindi definire la sanzione giuridica come la conseguenza del mancato rispetto di una norma giuridica. Chi infrange una norma sociale può avere dei rimorsi, può essere giudicato male dalla società e può anche essere punito («nel primo quadrimestre hai avuto molte insufficienze, ed io ti tolgo il telefonino per un mese!»), ma non può essere colpito da alcuna sanzione giuridica: nessuno può essere arrestato per non aver aiutato una persona anziana ad attraversare la strada.

Per esempio, il 20 luglio 1986 è entrata in vigore una norma che rende obbligatorio l’uso del casco da parte dei motociclisti:

  • se Luca Rossi guidava senza casco, il 19 luglio 1986 violava una norma sociale, ma non incorreva in alcuna sanzione giuridica (poteva essere criticato dalla famiglia);
  • se Luca Rossi guida senza casco dal 21 luglio 1986 viola una norma giuridica, e incorre in sanzioni giuridiche (può essere multato).

La sanzione giuridica può essere diretta o indiretta:

  • la sanzione diretta mira a raggiungere lo stesso risultato che si sarebbe ottenuto con l’osservanza spontanea della norma (per esempio, se Stefano Neri ha rubato dei gioielli, è costretto a restituirli); • la sanzione indiretta non è in stretta relazione con la violazione compiuta (nell’esempio, Neri è condannato a 2 anni di reclusione).

Solitamente, la violazione di una norma giuridica comporta una sanzio-ne sia diretta che indiretta (nell’esempio, Neri è condannato sia a restituire i gioielli sia a 2 anni di reclusione).

Le norme sono necessarie per l’esistenza della società e si dividono in



■ L’ordinamento giuridico

A questo punto riprendiamo la domanda iniziale «Cos’è il diritto?», e siamo finalmente in grado di capire la risposta: «Il diritto è l’insieme delle norme giuridiche». D’ora in poi, parlando di «norme», faremo riferimento solo alle norme giuridiche, perché le norme sociali non interessano il diritto.

Possiamo ora distinguere fra le diverse norme violate da Marco:

1) bisogna rispettare i genitori, Marco ha violato una norma sociale;

2) bisogna Indossare il casco, violazione norma giuridica;

3) bisogna lasciare il posto in autobus a una donna incinta: Marco ha violato una norma sociale;

4) non si deve rubare: Marco ha violato una norma giuridica.

E’ evidente che il diritto s’interessa solo del caso 2) e del caso 4).

L’insieme delle norme giuridiche costituisce l’ordinamento giuridico, che è quindi sinonimo di «diritto».

La Storia può essere considerata come un insieme di ordinamenti giuri-dici che si succedono: il fatto di considerare (o no) certe regole come norme giuridiche differenzia e caratterizza le varie civiltà; basti pensare che il principio di uguaglianza si sia affermato solo nel XIX secolo.

■ I caratteri della norma giuridica:

… coattiva…

La norma giuridica è coattiva, nuova, generale, astratta, bilaterale e irretroattiva. Lo Stato può imporre con la forza (coazione) le norme giuridiche a chi non le rispetta e, come si è visto, chi le viola incorre in una sanzione. La sanzione serve non solo a punire, ma soprattutto a prevenire l’inosservanza della norma; per esempio, la norma «non rubare» ha come obiettivo primario di evitare i furti e non di condannare i ladri (se Mario Rossi ha già rubato, non può rifarlo perché è in carcere, se Rossi ha intenzione di rubare potrebbe non farlo per la paura del carcere).

■ … nuova…

Ogni norma giuridica è nuova, perché regola un comportamento che in precedenza:

  • o era regolato diversamente: dal 1970 una legge permette il divorzio, mentre prima due coniugi erano costretti a restare sposati contro la loro volontà;
  • o si riteneva non dovesse essere regolato: solo nel 1986 è entrata in vigore la legge che obbliga i motociclisti a usare il casco, mentre prima il diritto si disinteressava di questo problema; l’uso del casco era solo una norma sociale («è più prudente usare il casco»).




■ … generale…

La norma giuridica non si riferisce a tin determinato soggetto, ma deve rivolgersi a tutti. Per esempio, una norma giuridica non può affermare «se Mario Rossi commette un furto, è punito con la reclusione fino a tre anni»; infatti, l’art. 624 c.p. stabilisce «chiunque s’impossessa di cosa mobile altrui è punito con la reclusione fino a tre anni».

 

■ … astratta…

La norma giuridica è la previsione astratta di una situazione-tipo (chiamata «fattispecie») che deve ancora verificarsi, toccherà poi al giudice valutare se quel determinato atto possa (o no) rientrare nella fattispecie. Per esempio, se Mario Rossi s’impossessa dell’automobile di Angelo Bianchi, è il giudice a stabilire che quell’atto rientra nella fattispecie «furto»… Spesso chi compie un reato rientra in diverse fattispecie; per esempio, se una rapina si conclude con un ostaggio morto abbiamo le fattispecie «furto», «sequestro di persona» e «omicidio».

■ … bilaterale…

La norma giuridica concede ad alcuni soggetti dei diritti, a cui corrispondono dei doveri per altri. Per esempio, se Mario Rossi vende per 10000 euro un’automobile ad Angelo Bianchi:

  • Rossi ha il diritto di percepire 10 000 euro da Bianchi e il dovere di consegnare l’automobile;
  • Bianchi ha il diritto di ricevere l’automobile e il dovere di dare 10 000 euro a Rossi.

■ … irretroattiva

Le norme giuridiche non possono produrre effetti prima della loro entrata in vigore; è l’art. 25 Cost. a vietare la retroattività, «nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso»: la legge vale solo per il futuro.

Se la norma giuridica fosse retroattiva, si potrebbe punire chi ha compiuto un atto che in quel momento era lecito, e questo sarebbe estrema-mente ingiusto. Per esempio, il 1° luglio 2004 è entrata in vigore la legge che prevede l’obbligo del patentino per i minori (fra i 14 e i 18 anni) che guidano un ciclomotore; se il sedicenne Luca Rossi aveva guidato senza patentino il 30 giugno 2004, non poteva essere multato, perché quel giorno non aveva violato alcuna norma giuridica.

Esistono delle eccezioni al principio dell’irretroattività



■ II diritto oggettivo

Pensiamo a queste due frasi:

  • « Il diritto prevede fino a tre anni di pena per chi ruba»;
  • «Il dipendente Mario Rossi ha il diritto allo stipendio». Si tratta di due significati diversi che la parola «diritto» assume, perché fa riferimento a due situazioni differenti.

Poiché da ogni norma giuridica nascono diritti per i singoli, dobbiamo distinguere fra diritto oggettivo e diritto soggettivo.

Il diritto oggettivo è formato da tutte le norme giuridiche; è in questo senso che il termine «diritto» è utilizzato nel primo esempio («il diritto prevede fino a tre anni di pena per chi ruba»)

■ Il diritto soggettivo

Spostiamo adesso la nostra prospettiva e, sempre partendo dalle norme dell’ordinamento giuridico, osserviamo che ogni persona ha il potere di tutelare un suo interesse: si tratta del diritto soggettivo. Il secondo esempio fa appunto riferimento al diritto soggettivo del dipendente Mario Rossi di percepire lo stipendio. Per chiarire ulteriormente, ricordiamo che l’art. 21 Cost. afferma che “ tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero ”; in questo caso:

  • II diritto oggettivo è l’articolo della Costituzione che stabilisce “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”
  • il diritto soggettivo è il potere del soggetto di agire per tutelare la sua libertà di espressione (per esempio, Mario Rossi può denunciare chiunque gli impedisca di esprimere un’opinione politica); giuridico garantisce il singolo lasciandolo libero di agire,o no, per tutelare il suo diritto soggettivo (nell’esempio, Rossi può subire il divieto senza fare alcuna denuncia).

Sarebbe sbagliato affermare che il diritto si divide in oggettivo e soggettivo, perché il diritto soggettivo si basa sul diritto oggettivo, che ne costituisce il necessario presupposto: sono due punti di vista diversi da cui è possibile analizzare il diritto.

È interessante notare che nella lingua inglese esistono due “facce” del diritto, law, per il diritto oggettivo e right per il diritto soggettivo.



■ Diritto e giustizia

Due opinioni:

  • Angelo Bianchi è contrario alla pena di morte, perché pensa che nessun reato possa giustificare quello che lui chiama «omicidio di Stato»;
  • Paolo Verdi è favorevole alla pena di morte, perché pensa che «non merita di vivere» chi commette reati gravissimi.

Tralasciamo il dibattito sulla pena di morte e riflettiamo su un fatto: qualunque cosa preveda l’ordinamento giuridico italiano, o Bianchi o Verdi penseranno che “il diritto” sia giusto. In particolare, poiché in Italia la pena di morte è vietata:

  • Angelo Bianchi pensa che in questo caso il diritto sia «giusto»;
  • Paolo Verdi invece ritiene che in questo caso il diritto sia “ingiusto”. Ovviamente, le posizioni sarebbero opposte se il diritto italiano [neve desse la pena di morte, ma, in ogni caso, o Bianchi o Verdi sarebbe”, convinti di dover rispettare un «diritto ingiusto». È opinione diffusa che diritto sia sinonimo di giustizia, e che la giustizia sia garantita dal diritto: non è sempre vero, come avevano sintetizzato i latini con la frase “summo ius, summa iniuria” («massimo diritto, massima ingiustizia»).

Del resto, come può una norma, essere giusta o ingiusta? Ognuno di noi darà un diverso giudizio secondo le sue opinioni politiche, della sua religione, della sua età, della sua situazione economica.

Partendo da quanto detto gli studiosi distinguono il diritto naturale dal positivo.

■ Giustizia e giudici

Come vedremo, i giudici devono applicare il diritto, senza valutare se una norma sia giusta o ingiusta. Supponiamo che il giudice Stefano Neri consi-deri giusta la pena di morte per chi commette gravi reati; poiché l’ordinamento italiano vieta la pena di morte, il giudice Neri non può condannare a morte Mario Rossi, colpevole di omicidio, anche se lo riterrebbe giusto: il giudice Neri dovrà emettere una sentenza che lui stesso trova ingiusta!

■ L’interpretazione giudiziale

A questo proposito va rilevato che ogni giudice, quando applica una legge in un processo, svolge un’operazione interpretativa, perché le norme giuridiche sono generali e astratte, ma devono essere applicate a casi determinati e concreti. L’interpretazione giudiziale è vincolante solo per quel determinato caso, tanto che la stessa norma potrebbe essere interpretata in modo diverso da un altro giudice in un altro processo.

Per esempio, l’art. 624 c.p. prevede che chi commette un furto è «punito con la reclusione da sei mesi a tre anni»; se Mario Rossi ruba un’automobile a Milano e Angelo Bianchi, commette lo stesso furto a Roma, è possibile che il giudice Stefano Neri di Milano condanni Rossi a 1 anno e 10 mesi di reclusione, mentre il giudice Paolo Verdi di Roma condanna Bianchi a 2 anni e 2 mesi. Non c’è alcuna ingiustizia. Semplicemente, anche il giudice è una per-sona con le proprie idee, che possono riaffiorare, anche inconsciamente, al momento della sentenza. Nella realtà se una certa interpretazione è accolta in molte sentenze, è logico che i giudici ne restino condizionati. L’insieme delle sentenze costituisce la «giurisprudenza».

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