Lo Sciismo

Con il termine Sciismo si indica il principale ramo minoritario dell’Islam.

Caratteristiche:

I musulmani sciiti devono il loro nome all’espressione “shīʿat ʿAlī” (fazione di ʿAlī), sovente abbreviata semplicemente in “Shīʿa”.Si sono divisi dai sunniti in seguito all’assassinio perpetrato dalle forze califfali omayyadi ai danni di al-Ḥusayn b. ʿAlī, figlio di ʿAlī b. Abī Ṭālib, avvenuto nel 680 a Karbalāʾ, in Iraq, diventata per questo la seconda città santa sciita, dopo Najaf in cui fu sepolto suo padre, primo Imām sciita e quarto califfo dell’Islam.

Gli sciiti si differenziano dai sunniti sulla questione della guida (imamato) della comunità islamica (Umma), dal momento che considerano unica legittimata a regnare la famiglia del profeta Maometto (Ahl al-Bayt), mentre per i sunniti qualsiasi fedele di media capacità religiosa, non necessariamente discendente del Profeta, anche se preferibilmente appartenente alla sua tribù – i Coreisciti – può guidare a pieno titolo un governo islamico.

Col tempo gli Sciiti si sono differenziati dai sunniti anche su alcuni istituti giuridici (ammettono, ad esempio, la legittimità del matrimonio a tempo prefissato, il mutʿa). Secondo alcuni studiosi sunniti (e, negli ultimi tempi, i wahhabiti in particolare) una parte dello Sciismo penserebbe che dal Corano – raccolto all’epoca del califfo ʿUthmān b. ʿAffān – siano stati espunti alcuni passaggi e una sura intera (la surat al-wilāya, ovvero “capitolo della luogotenenza”) che attestavano la designazione a succedergli, fatta da Maometto in favore di ʿAlī. Questa affermazione è decisamente respinta dagli attuali sciiti che ribadiscono invece che nello Sciismo nessuno avrebbe mai affermato l’incompletezza del Testo Sacro islamico.

Nel suo Uṣūl al-Kāfī, Muḥammad ibn Yaʿqūb al-Kulaynī (vissuto nel X secolo) affermò peraltro sull’autorità di Jābir:
« Ho sentito Abū Jaʿfar dire: «Chiunque fra la gente [di fede islamica] pretenda di aver collazionato l’intero Corano come Allāh l’ha rivelato, è un mentitore. Solo ʿAlī e gli Imām dopo di lui l’hanno raccolto e mandato a memoria come Allāh l’aveva rivelato» »

ovvero
« Jābir riferisce di aver ascoltato l’Imām Muḥammad al Bāqir dire: «Nessuno può rivendicare di aver compilato il Corano così come Allah l’ha rivelato, a meno che non sia un bugiardo. La sola persona che l’ha compilato e memorizzato secondo la sua rivelazione è stato ʿAlī ibn Abī Ṭālib e gli Imām che sono venuti dopo di lui» »

Affermazioni non dissimili sono riscontrabili nel Tafsīr al-Shāfī min kitāb al-kashshāf di Tabrisī (o Tabarsi).

Quanti nello sciismo negano che il Corano sia stato in qualche modo alterato per odio nei confronti della Ahl al-Bayt, si rifanno all’autorità di Abū Jaʿfar Muḥammad b. ʿAlī Ibn Bābawayh, detto al-Ṣadūq (Il grandemente veritiero), che affermò:
« La nostra fede è che il Corano rivelato da Allāh al Suo Profeta Maometto è quello che sta tra le due copertine ( daffatayn ). Ed è quello che è in mano ai credenti, e non è più lungo… E colui che afferma che diciamo che è più lungo, è un mentitore”. »

Tutte queste differenziazioni, non toccando alcun punto della dogmatica islamica (non essendo articolo di fede la completezza o meno del Corano), non legittimano comunque quelle fazioni più estremiste del sunnismo wahhabita) che parlano dello Sciismo come di un’eresia. Tale atteggiamento del tutto recente contraddice la lunga tradizione moderata dell’Islam sunnita che ha sempre considerato lo sciismo come una variante dell’Islam e che ha costantemente negato per 14 secoli che si possa applicare ai suoi seguaci la definizione di kuffār.

Lo sciismo – minoritario in termini assoluti (tra il 6 e l’11% dei fedeli musulmani di tutto il mondo) – è maggioritario in Iraq, in Libano e in alcune aree del Golfo Persico e, con poche eccezioni, del tutto dominante in Iran, dove lo sciismo fu forzatamente imposto dalla dinastia dei Safavidi (1501-1722).

Origine dello sciismo:

Etimologicamente, il termine sciismo viene da shīʿat ʿAlī, il partito di ʿAlī. La parola shīʿa è altresì riportata diverse volte nel Corano per indicare l’affiliazione alla scuola di pensiero di personaggi, sia positivi che negativi, dei Libri Sacri, come i profeti Abramo e Mosè da una parte e Faraone dall’altra.

Alla morte di Maometto, nel 632, la questione della sua successione fu all’origine della più grande divisione all’interno dell’Islam. I discepoli di ʿAlī ibn Abī Ṭālib, indicati anche dal Profeta con il termine di sciiti, ritenevano che gli unici legittimati ad esercitare il potere fosse l’Ahl al-Bayt, la “Gente della Casa” (la famiglia del Profeta), e che dunque ˁAlī, la loro Guida, sulla base delle indicazioni fornite dal Profeta (vedi Ghadīr Khum), fosse l’unico successore legittimo. Essi sostenevano che il ruolo di Imam (guida religiosa) e Califfo (autorità politica) dovessero cumularsi in un’unica persona, ma dovettero riconoscere come primo Califfo Abū Bakr, eletto dal resto della comunità (umma).

La disputa sembrò ricomporsi con l’accesso di ʿAlī al Califfato dopo la morte violenta del 3° Califfo ʿUthmān ibn ʿAffān. (Egli fu dunque quarto Califfo per i sunniti e primo Imām per gli sciiti). Ma il suo potere fu contestato da Muʿāwiya ibn Abī Sufyān, governatore omayyade della Siria, che gli si ribellò apertamente. ˁAlī fu assassinato nella moschea di Kufa da un seguace del kharigismo.

I suoi discepoli riposero allora tutte le loro aspettative sui suoi due figli, al-Ḥasan ibn ʿAlī e al-Ḥusayn ibn ʿAlī. Ḥasan fu indicato da ʿAlī come suo successore all’Imamato, ma fu costretto a sciogliere il suo esercito e accettare un accordo con Muʿāwiya, stipulando però con lui un patto secondo il quale, alla morte di questi, il potere sarebbe tornato ad al-Ḥasan o, in sua mancanza, a suo fratello al-Ḥusayn.

Ma Muʿāwiya, contravvenendo al patto, nominò suo figlio Yazīd per la successione al Califfato. al-Ḥasan nel frattempo era morto, forse avvelenato dallo stesso Muʿāwiya, ed al-Ḥusayn, che ne aveva ereditato l’Imamato, rifiutò categoricamente di giurare fedeltà a Yazīd, sia per questione di legittimità, sia per una pretesa indegnità mostrata dallo stesso. Messo di fronte alla scelta tra la sottomissione o lo scontro, al-Ḥusayn intese raggiungere la città irachena di Kufa, dove gli alidi erano molto forti e gli avevano promesso il loro sostegno.

Ma le truppe califfali intercettarono al-Ḥusayn a Kerbelāʾ, sulla strada per Kufa, impedendogli anche l’accesso all’acqua dell’Eufrate. al-Ḥusayn, con soli 72 combattenti (gli abitanti di Kufa erano stati nel frattempo duramente repressi e si guardarono bene dall’intervenire in suo soccorso), dovette fronteggiare l’assai maggiore contingente armato califfale spedito dal wālī di Kufa e l’esito non poteva essere altro che la morte sua, dei suoi familiari e dei suoi discepoli. La battaglia di Kerbelāʾ, del 680, segnerà la definitiva rottura tra gli sciiti ed il resto della comunità che più avanti prenderà il nome di Ahl al-Sunna (da cui il nome attuale di sunniti).

Il destino tragico di al-Ḥusayn scosse le coscienze dei musulmani e accrebbe la determinazione a lottare per l’ideale di un potere giusto e rispettoso dei principi fondamentali dell’Islam originario. Il martirio divenne il simbolo della lotta contro l’ingiustizia. Il senso dello sciismo è in questo massacro e quindi nel culto dei martiri. Tutti i discendenti di al-Ḥusayn, ovvero gli Imam dell’ Ahl al-Bayt, la Famiglia del Profeta, ebbero un destino tragico, fatto di prigionia e avvelenamenti. Per gli sciiti, gli Imam sono le guide, i custodi del Libro. La loro legittimità non deriverebbe dalla discendenza carnale dal Profeta, ma dalla loro eredità spirituale; essi ebbero una conoscenza del significato del Corano e ne spiegarono il senso esoterico ( bātin ) ai fedeli.

Il dodicesimo Imam di questa catena di successione iniziata con ʿAlī e proseguita con al-Ḥasan e al-Ḥusayn, sfuggì alla repressione del califfo di turno occultandosi nell’874. Questo fenomeno sovrannaturale mise dunque termine alle rivendicazioni sul potere temporale e dette una dimensione fortemente escatologica e religiosa allo sciismo. Gli sciiti duodecimani, ovvero coloro che prestano fede a tali dodici Imam, da quel momento in avanti accettarono passivamente l’ordine politico stabilito, nell’attesa della parusia del 12° Imam che, alla fine dei tempi, tornerà a manifestarsi e a ristabilire la giustizia in Terra. In questa attesa, nessun potere politico è pienamente legittimo. La Rivoluzione Islamica del 1979 in Iran ha in parte modificato questo atteggiamento, stabilendo il potere del giurisperito ( velāyat-e faqih ) che, pur non esente da difetti ed errori, cerca di creare e gestire una società islamica quanto più giusta possibile e preparare le condizioni per il ritorno dell’Imam Atteso.

Particolari dottrinali:

Lo sciismo è basato su cinque fondamenti dottrinali:

* il Monoteismo (Tawḥīd);
* la Profezia (Nubuwwa);
* l’Imamato (Imāma);
* la Resurrezione (Maʿād);
* la Giustizia di Dio (ʿAdl).

I Cinque Pilastri (Professione di Fede, Preghiera, Elemosina, Digiuno e Pellegrinaggio) sono ugualmente riconosciuti – il primo coincide d’altronde con il monoteismo – ma considerati e definiti come “Obblighi di Fede”.

Monoteismo:

Lo sciismo riconosce, come tutte le altre scuole islamiche, l’Unità Divina e il testo sacro del Corano. Esso considera che il Corano abbia un senso evidente ed uno nascosto, senza comunque che il secondo annulli o pregiudichi il primo, e che il testo sacro vada studiato anche esotericamente. Gli Imām sono gli incaricati di insegnare ai fedeli più ricettivi questa gnosi.

Profezia:

Lo sciismo riconosce il profeta Maometto ed attribuisce a lui e agli altri Profeti biblici la qualità dell’infallibilità assoluta ( ʿiṣma ) mentre il sunnismo gliela riconosce solo in materia di fede. Per infallibilità assoluta si intende la totale astensione dai peccati, sia maggiori che minori, e dagli errori nel ricevere e trasmettere la Rivelazione.
In aggiunta i Profeti hanno il dovere di provare agli uomini la provenienza divina del loro messaggio e per questo compiono miracoli. Il miracolo più grande dell’ultimo Profeta dell’Islam è il Corano stesso la cui conoscenza gli venne trasmessa direttamente nel cuore senza l’intermediazione dei sensi.

Imamato:

È l’articolo di fede che più caratterizza lo sciismo. Dio non volle permettere che gli uomini si perdessero e per questo ha inviato loro i Profeti per guidarli. Ma la morte di Maometto mette fine alla catena profetica iniziata con Adamo e continuata con Noè, Abramo, Mosè e Gesù. Occorreva dunque un garante spirituale della condotta degli uomini che fosse e desse prova della veracità della religione e dirigesse la comunità. Questi è l’Imām, la Guida. Egli deve soddisfare un certo numero di condizioni: conoscere la religione, essere giusto ed esente da difetti, in altre parole essere il migliore del suo tempo. Egli viene investito dallo stesso Profeta e quindi dall’Imam che lo ha preceduto.

Contrariamente ai sunniti, dunque, gli sciiti affermano che la comunità, dopo la morte del Profeta, doveva essere guidata da ʿAlī, suo cugino e genero avendone sposato la figlia Fāṭima, e dal Profeta nominato primo Imām. E i discendenti di ʿAlī dovevano esserne gli eredi nell’Imamato. Questa rivendicazione in origine possedeva un carattere esclusivamente politico-religioso, ma nel tempo è venuta a rappresentare un aspetto fondamentale della teologia sciita. La concezione dell’Imamato da parte degli sciiti, diversamente dal Califfato contemplato dagli altri musulmani, incarna sia l’autorità temporale che quella spirituale, ed è considerato la continuazione del ciclo della profezia.

A questo proposito c’è da fare una precisazione riguardo al concetto di Sunna. Si intende per Sunna tutto il corpus di leggi e consuetudini derivanti da ciò che il profeta Maometto disse, fece, omise di dire e di fare, cui alluse ecc. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono però solo i sunniti a seguire la Sunna, come il nome potrebbe indurre a credere, perché altrettanto fanno gli sciiti. La differenza sta in primo luogo nelle catene di trasmettitori, ovvero nelle fonti di tale Sunna. I sunniti ne privilegiano alcune, gli sciiti talora altre. In secondo luogo, i sunniti considerano Sunna anche le integrazioni apportate dai primi Califfi, e gli Sciiti fanno altrettanto con le integrazioni apportate dai primi dodici Imam. I trasmettitori usati dagli uni sono considerati inaffidabili o addirittura mentitori dagli altri e viceversa.

Secondo gli sciiti duodecimani, i primi dodici Imām – investiti in tale ruolo da Dio stesso, dal Profeta o dall’Imam precedente – sono stati rappresentanti infallibili di Dio stesso su questa terra e custodi della Rivelazione. L’infallibilità è dovuta al fatto che l’Imam trae la sua autorità da Dio, così da non poter impartire insegnamenti minati dal dubbio dell’errore.
Dopo l’occultazione del 12° Imam gli uomini sono liberi in rapporto al potere temporale mentre l’insegnamento fluisce sempre dall’Imam per il tramite dei religiosi di più elevata dottrina e qualità morali, ineffabilmente ispirati da lui.
Nello Sciismo la prassi religiosa non è fissata ab eterno in tutti i suoi particolari e pertanto l’interpretazione (ijtihād) resta aperta e problemi nuovi possono essere risolti con nuove soluzioni.
Alla fine dei tempi l’Imam nascosto si manifesterà ripristinando l’autorità legittima e la giustizia fra gli uomini.

Lo Sciismo, sorto da una controversia di natura dinastico-legittimista, è evoluto presto in una forma anche dottrinalmente lontana dall’Islam predicato da Maometto. Diverse sue concezioni concernenti la figura dell’Imam appaiono alla maggioranza sunnita nettamente eterodosse e, fino a tempi non lontani, furono aspramente condannate e ferocemente combattute come eretiche. Vediamone alcune. Sin dalle origini si ebbe un acceso dibattito sulla natura della persona dell’Imam. In ambienti estremisti, kaysaniti e ismailiti, si sostenne la dottrina della divinità dell’Imam concepito come una sorta di “volto di Dio” (wajh Allah), ovvero il volto che Dio mostra al creato, dottrina che si perpetua nell’Ismailismo odierno. Tale dottrina è in parte mitigata nello Sciismo imamita o duodecimano, maggioritario nell’Iran e Iraq attuali, in cui si tende piuttosto ad accreditare una concezione che si basa sul principio – cui probabilmente non è estranea una lontana eco cristologica – della “doppia natura” dell’Imam: uomo che conterrebbe una particola di Luce divina. L’Imam – secondo una suggestiva metafisica o teologia della luce, sarebbe una “irradiazione” (tajalli) della stessa Luce divina. Gli zayditi, che si continuano nell’attuale Sciismo dello Yemen, hanno invece sempre negato aspetti divini nella figura dell’Imam, riconoscendogli soltanto l’infallibilità (è sempre guidato da Dio) e l’impeccabilità. La dimensione divina dell’imam è anche alla base dell’idea che l’imam “sorregga il mondo”, ovvero – come si sosteneva in certi ambienti- senza di lui il mondo crollerebbe; consequenziale è anche la tendenza a considerare il magistero dell’Imam – in quanto “manifestazione” (mazhar ) di Dio sulla terra – superiore a quello dello stesso Profeta, semplice uomo. Infine l’Imam gioca un importante ruolo escatologico. Sin dalle prima riflessione elaborata in ambienti ismailiti e poi ripresa in parte anche nello Sciismo imamita, si afferma l’idea che alla fine del mondo l’ultimo Imam della serie – considerato mai realmente morto – tornerà per instaurare nella veste di Mahdi un regno di giustizia che ripari ai torti subiti dalla comunità sciita, idea che denuncia matrici ebraico-cristiane (cfr. letteratura apocalittica).

Autorità religiose:

Gli sciiti duodecimani riconoscono come maggiori autorità religiose i Marjaʿ al-taqlīd che possono essere più di uno: ciascun fedele deve sceglierne uno (o più di uno in alcuni casi) e seguirne i verdetti giuridici. Altri titoli delle autorità religiose sciite sono quelli di ayatollah (ossia “segno di Allah”), titolo che può coincidere con quello di marjaʿ, e ḥujjat al-islām (trad: prova dell’Islam), di grado inferiore al primo. I religiosi sciiti possono indossare il turbante bianco o nero. Quest’ultimo colore indica i sayyid ovvero i discendenti del profeta Maometto.

Culto dei Martiri:

Lo sciismo accorda una particolare importanza al culto dei martiri. ʿAlī, al-Ḥasan e soprattutto al-Ḥusayn sono i più importanti. Per al-Ḥusayn si celebrano delle grandiosi manifestazioni di lutto e dolore collettivo per il giorno della sua morte, ʿAshurāʾ, il 10 del mese di Muḥarram, e quaranta giorni dopo, Arbaʿīn.

Guglielmo di Tiro (XII secolo), paragonava questo culto a quello dei martiri cristiani, ed ancor oggi molte sono le assonanze con le cerimonie cristiane del Venerdì Santo.

Giustizia di Dio:

Gli sciiti affermano che Dio è giusto e che non agisce mai ingiustamente. Di conseguenza ricompensa coloro che credono e compiono buone opere e punisce i malfattori. Per l’affermazione di tale principio l’uomo deve essere libero nella scelta delle proprie azioni ed è per questo che gli è stato conferito il libero arbitrio. Punto questo di divergenza con il sunnismo che ritiene Dio unico Creatore, e quindi anche degli atti dell’uomo.

Divisioni dello sciismo:
Il gruppo sciita oggi maggiormente diffuso è quello dei cosiddetti Duodecimani (o Imamiti o Giafariti). Essi sono coloro che credono nell’Imamato dei Dodici Imām dell’ Ahl al-Bayt. Ricordiamo i nomi di questi 12 Imām:

1. ʿAlī bin Abī Ṭālib, al-Murtaḍa;
2. al-Ḥasan ibn ʿAlī, al-Mujtabā;
3. al-Ḥusayn ibn ʿAlī, Sayyid al-shuhadāʾ (il Signore dei Martiri);
4. ʿAlī ibn al-Ḥusayn, Zayn al-ʿĀbidīn, al-Sajjād;
5. Muḥammad ibn ʿAlī, al-Bāqir;
6. Jaʿfar ibn Muḥammad, al-Ṣādiq;
7. Mūsā ibn Jaʿfar, al-Kāẕim;
8. ʿAlī ibn Mūsā, al-Riḍā (in persiano: Reża);
9. Muḥammad ibn ʿAlī, al-Taqī;
10. ʿAlī ibn Muḥammad, al-Naqī;
11. al-Ḥasan ibn ʿAlī, al-ʿAskarī;
12. Muḥammad ibn al-Ḥasan, al-Mahdī.

Vi sono poi i cosiddetti Ismailiti o Settimani perché credono fino ad Ismāʿīl, considerato il settimo Imam dopo Jaʿfar al-Ṣādiq. Sono diffusi nell’Africa Orientale, in India e nel mondo occidentale.
Gli Zayditi, diffusi nello Yemen, prendono il loro nome da Zayd, ritenuto quinto ed ultimo Imām dopo ʿAlī Zayn al-ʿĀbidīn.
Gli Alevi, gruppo religioso sincretista diffuso in Turchia orientale, devoti alla figura di ‘Alī ibn Abī Tālib, considerati dal resto del mondo islamico non ortodossi, seguono un’interpretazione gnostico-allegorica ( bātin ) del Corano piuttosto che una di tipo letteralistico ( zāhir ). Non impongono il divieto di consumo dell’alcol e hanno una forte devozione per Gesù e Maria. Hanno sviluppato un modello di trinità basato su Allah, Maometto e ‘Alī. La loro fede è inoltre ricca di elementi animisti.
Infine c’è la setta eterodossa degli Alawiti, minoritaria ma al potere in Siria, presente in Libano e fortemente diffusa in Anatolia orientale.

Diffusione dello sciismo:

A motivo del suo essere maggioranza assoluta in Iran, lo sciismo viene a torto indicato come la variante persiana dell’Islam, ma si tratta di un’affermazione errata. Infatti, oltre al fatto che la culla dello sciismo è stato storicamente un paese arabo come l’Iraq, in cui si trovano i suoi maggiori santuari e che le differenziazioni abbiano tutte connotazioni religiose e politiche e nient’affatto etniche, c’è da rilevare come esso sia diffuso – sia pure in senso fortemente minoritario – in tutti i luoghi ove vi sono musulmani e come in alcuni paesi arabi esso sia massicciamente presente.

Oltre che in Iran, infatti, dove lo sciismo ha la maggioranza assoluta, esso è maggioritario in Azerbaijan, in Iraq e nel Bahrain; alte percentuali di sciiti si trovano in Libano, nello Yemen (zayditi) e in Kuwait. Forti minoranze sono presenti anche in Arabia Saudita e Siria (alawiti), mentre negli altri paesi arabi gli sciiti sono fortemente minoritari.
Fuori dal mondo arabo, forti minoranze si trovano in Turchia (alawiti), Afghanistan, Pakistan e India.

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